SARDEGNA DEI GIUDICATI CHIESA DI SAN PIETRO CONVENTO CASA DI RIPOSO GIARDINI DI SAN PIETRO
 
LA NASCITA
DEI GIUDICATI
ORGANIZZAZIONE
DEI GIUDICATI
I GIUDICATI
E IL PAPATO
IL GIUDICATO
DI TORRES
LA SARDEGNA DEI GIUDICATI E LE ORIGINI DEL COMPLESSO
I Giudici di fatto avevano poteri da sovrano: la carica era ereditaria, ma il popolo poteva decidere chi della Casata doveva essere il successore. Strutture locali, dette Curatorie, assicuravano il controllo del territorio.
Il iudike era affiancato dai donnos e donnikelos, funzionari scelti fra i parenti stretti. I maiorales, membri dell’alto clero e delle famiglie facoltose, ricoprivano le cariche pubbliche. Al di sotto vi erano due classi, i liberi e i servi.
I servi dovevano prestare al signore una parte del loro lavoro e non si potevano spostare dalla curatoria di residenza. Il signore decideva i loro matrimoni e aveva diritti di servitù sui loro figli.
La vendita delle aziende agricole e dei borghi rurali implicava anche il trasferimento della proprietà dei servi. Le stesse regole erano in vigore anche nei i monasteri, che basavano le loro entrate anche sul lavoro dei servi, come avveniva per i signori dell'aristocrazia fondiaria. Tuttavia lo stato e le condizioni della popolazione rurale cambiò moltissimo nel corso di cinque secoli passando da una sorta di servitù della gleba alla quasi completa libertà di tutti i cittadini.
Dalla lettura del Condaghe di San Pietro in Silki si ricavano interessanti informazioni su usi e costumi tipici di questo contesto sociale medioevale.

Statuti Sassaresi (1316): in questo periodo si sviluppò il sardo, usato come lingua ufficiale nei documenti dell'epoca.